In una prospettiva di riordino territoriale e di contenimento della spesa pubblica, sotto la scure passa anche la sanità, si tagli sulla classe dirigente, si tagli sui servizi cosiddetti di "back office", quelli burocratici, ma senza bisogno alcuno di toccare nè i servizi che gli ospedali offrono già, nè i posti letto.
I piccoli ospedali sono da tempo sulla graticola, un' incertezza che crea
angoscia nei cittadini timorosi di perdere quanto finora garantito loro dal
servizio sanitario. Riorganizzare i piccoli ospedali prevedendo per ognuno una
sola specializzazione per la quale essi diventino punti di eccellenza e dotati
dei migliori macchinari, mentre le altre specializzazioni eccelleranno in altri
ospedali è assolutamente condivisibile.
Occorrerebbe però stabilire una gamma di funzioni e servizi di base che dovranno
essere comunque garantiti in ogni plesso ospedaliero in quanto le ragioni
economiche non possono essere l'unico criterio di misurazione della convenienza
a mantenere o meno alcuni reparti, così come sarà necessario tener presente
anche le diverse difficoltà e caratteristiche del territorio ad esempio nelle
aree montane occorrerà una sensibilità maggiore.
La Regione sembra stia cercando il più possibile di concentrare la maggior parte dei servizi nei grandi ospedali a discapito di quelli piccoli. L'ospedale di Rimini è stato infatti potenziato a scapito proprio dei piccoli ospedali , per la TAC al Franchini a Santarcangelo l' Asl non aveva messo in preventivo alcuna spesa per la sua sostituzione, la secca risposta è stata che se la volevamo, dovevamo pagarcela noi. L' unica possibilità di sopravvivenza per i piccoli è quella della specializzazione e per Santarcangelo si parla di farne un'eccellenza per la chirurgia alla mammella,possiamo fidarci?
Il problema è che qui si innesca il percorso senza fine verso il
depotenziamento. Senologia si affermerà probabilmente a scapito di chirurgia,
già sembra che si provveda al dirottamento verso Rimini di buona parte degli
interventi, se cala il numero degli interventi potrebbero non ritenere più
conveniente il mantenimento del reparto a Santarcangelo e si propenderà per la
chiusura di chirurgia generale e se rimarrà solo la chirurgia alla mammella non
potremo che aspettarci che da un momento all' altro ci vengano a dire che se
deve restare solo la chirurgia alla mammella tanto vale spostare l'equipe a
Rimini.
La comunità santarcangiolese e non solo hanno già in passato dato prova di forte
attaccamento all' ospedale a Santarcangelo. Decenni fa fù Rosa Lazzarini, una
benefattrice nata a Borghi e quindi trasferitasi a Poggio Berni che con le sue
donazioni contribuì alla realizzazione del reparto di chirurgia per il quale
chiese in cambio, che i cittadini di Poggio Berni iscritti nelle liste di
povertà fossero, curati gratuitamente dalla struttura.
Fu poi l'amministrazione clementina a salvare l'ospedale dalla chiusura negli
anni '80. All'epoca tutti i piccoli ospedali erano a rischio chiusura, sotto la
scure caddero infatti gli ospedali di Verucchio e quello di Savignano solo per
citare gli esempi più vicini a noi. L'ospedale da quel che mi è stato raccontato
si salvò perchè l'amministrazione mise l'Asl di fronte al fatto compiuto
realizzando il nuovo plesso ospedaliero per cui, di fronte a tale
investimento, fu costretta a mantenerlo aperto. Quale futuro per l'ospedale a
Santarcangelo?
Quando si comincia a depotenziare non si sa mai fino a quando ci si spinga.
Le
parole di Tonini direttore dell' Asl non mi rassicurano, occorre tenere gli
occhi aperti, le generazioni passate hanno saputo tutelare l'ospedale Achille
Franchini, noi non possiamo essere da meno.
Loris
Dall'Acqua Santarcangelo
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