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martedì 12 giugno 2012

STORIA OSPEDALE A. FRANCHINI

Il corriere 15-06-12

In una prospettiva di riordino territoriale e di contenimento della spesa pubblica, sotto la scure passa anche la sanità, si tagli sulla classe dirigente, si tagli sui servizi cosiddetti di "back office", quelli burocratici, ma senza bisogno alcuno di toccare nè i servizi che gli ospedali offrono già, nè i posti letto.
I piccoli ospedali sono da tempo sulla graticola, un' incertezza che crea angoscia nei cittadini timorosi di perdere quanto finora garantito loro dal servizio sanitario. Riorganizzare i piccoli ospedali prevedendo per ognuno una sola specializzazione per la quale essi diventino punti di eccellenza e dotati dei migliori macchinari, mentre le altre specializzazioni eccelleranno in altri ospedali è assolutamente condivisibile.

Occorrerebbe però stabilire una gamma di funzioni e servizi di base che dovranno essere comunque garantiti in ogni plesso ospedaliero in quanto le ragioni economiche non possono essere l'unico criterio di misurazione della convenienza a mantenere o meno alcuni reparti, così come sarà necessario tener presente anche le diverse difficoltà e caratteristiche del territorio ad esempio nelle aree montane occorrerà una sensibilità maggiore.

La Regione sembra stia cercando il più possibile di concentrare la maggior parte dei servizi nei grandi ospedali a discapito di quelli piccoli. L'ospedale di Rimini è stato infatti potenziato a scapito proprio dei piccoli ospedali , per la TAC al Franchini a Santarcangelo l' Asl non aveva messo in preventivo alcuna spesa per la sua sostituzione, la secca risposta è stata che se la volevamo, dovevamo pagarcela noi. L' unica possibilità di sopravvivenza per i piccoli è quella della specializzazione e per Santarcangelo si parla di farne un'eccellenza per la chirurgia alla mammella,possiamo fidarci?

Il problema è che qui si innesca il percorso senza fine verso il depotenziamento. Senologia si affermerà probabilmente a scapito di chirurgia, già sembra che si provveda al dirottamento verso Rimini di buona parte degli interventi, se cala il numero degli interventi potrebbero non ritenere più conveniente il mantenimento del reparto a Santarcangelo e si propenderà per la chiusura di chirurgia generale e se rimarrà solo la chirurgia alla mammella non potremo che aspettarci che da un momento all' altro ci vengano a dire che se deve restare solo la chirurgia alla mammella tanto vale spostare l'equipe a Rimini.

La comunità santarcangiolese e non solo hanno già in passato dato prova di forte attaccamento all' ospedale a Santarcangelo. Decenni fa fù Rosa Lazzarini, una benefattrice nata a Borghi e quindi trasferitasi a Poggio Berni che con le sue donazioni contribuì alla realizzazione del reparto di chirurgia per il quale chiese in cambio, che i cittadini di Poggio Berni iscritti nelle liste di povertà fossero, curati gratuitamente dalla struttura.

Fu poi l'amministrazione clementina a salvare l'ospedale dalla chiusura negli anni '80. All'epoca tutti i piccoli ospedali erano a rischio chiusura, sotto la scure caddero infatti gli ospedali di Verucchio e quello di Savignano solo per citare gli esempi più vicini a noi. L'ospedale da quel che mi è stato raccontato si salvò perchè l'amministrazione mise l'Asl di fronte al fatto compiuto realizzando il nuovo plesso ospedaliero per cui, di fronte a tale investimento, fu costretta a mantenerlo aperto. Quale futuro per l'ospedale a Santarcangelo?

Quando si comincia a depotenziare non si sa mai fino a quando ci si spinga.

Le parole di Tonini direttore dell' Asl non mi rassicurano, occorre tenere gli occhi aperti, le generazioni passate hanno saputo tutelare l'ospedale Achille Franchini, noi non possiamo essere da meno.


Loris Dall'Acqua Santarcangelo

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