OCCHI APERTI

OCCHI APERTI
E' TEMPO DI REAGIRE !

sabato 30 giugno 2012

AMATI CHIAMA, MA LA FRAZIONE DISERTA

FLOP PARTECIPAZIONE AL GOVERNO PARTECIPATO
La Voce 01-07-12

Se si è riscontrata una scarsa partecipazione alla seconda fase dei forum sulla riqualificazione dell'area ex Buzzi Unicem a Poggio Berni si può parlare di un vero e proprio crollo della partecipazione al Governo Partecipato che venerdì iniziava gli incontri coi cittadini per la prima volta a Sant'Andrea, la frazione più popolata del comune di Poggio Berni, ma che ha praticamente disertato l'incontro con Amati. Sbagliata la scelta del luogo (l'ambulatorio infermieristico di via Paganini) visto che si potevano sfruttare luoghi più conosciuti, ma probabilmente, la spiegazione più probabile è che la gente si è stancata di andare ad incontri per riproporre sempre le stesse cose che trovano accoglimento quasi sempre solo a parole.
Occorreva anche spiegare le modalità del Governo Partecipato ai cittadini ovvero la possibilità di esprimere proposte scritte che sarebbero poi approdate in apposita commissione e quindi in consiglio comunale e occorreva spiegare attraverso quali mezzi si potesse partecipare, spiegazioni date dal Sindaco solo a fine incontro e dopo mia richiesta, in maniera molto sbrigativa ed incompleta. Gradevole l'impostazione degli incontri tipo "veglia estiva" , ma se arrivano poche proposte poi non si può pensare che ciò avvenga perchè va tutto bene ma indubbiamente perchè non si è informato adeguatamente la cittadinanza.

Purtroppo abbiamo riscontrato già dalla scorsa settimana il malfunzionamento della procedura di partecipazione online che non consentiva di inviare i quesiti e disfunzione che abbiamo prontamente segnalato all' Urp che ha quindi rimosso il link dal sito, ma che a tutt'oggi non ancora ripristinato.

L'incontro a Sant'Andrea è stato comunque l'occasione per parlare della riqualificazione dell'area ex Buzzi Unicem, ne ho approfittato per chiedere la stessa cosa proposta ai forum santarcangiolesi, un impegno ad esprimere un parere contrario a forme di sviluppo che possano creare disagi alla comunità che risiede nella zona indicando quale esempio l'area stoccaggio e lavorazione dei rifiuti come una di quelle attività da evitare.

Amati sembra tranquillo, ma ricordo che al Governo Partecipato dello scorso anno nella tappa di Trebbio quando io mettevo in guardia sulla Bretella di Trebbio rispose che non c'era alcun problema e che quel progetto non era più una minaccia, poi guarda caso, alla sottoscrizione del famoso Protocollo d'intenti firmato 6 mesi dopo viene messo nero su bianco che quell' ipotesi non è più nelle intenzioni della Provincia.

Sempre meglio non fidarsi.


Loris Dall'Acqua Pdl Poggio Berni

lunedì 25 giugno 2012

San Michele e Sant' Andrea NO RIFIUTI!!!

Le aree di stoccaggio e lavorazione dei rifiuti appartengono a quella categoria di attività necessarie all'uomo e all'ambiente però poco gradite a chi se le trova sotto alla finestra di casa, anche se da qualche parte bisognerà pur farle. E' innegabile che queste rappresentino uno dei pochi casi di attività che non conoscono crisi economica in quanto noi cittadini continuiamo costantemente a produrre rifiuti. Indubbiamente investire in questo tipo di attività legata al mondo dei rifiuti giustifica un forte investimento economico che sarà abbondantemente ripagato così come questo indubbiamente è una delle poche attività di questi tempi in grado di far proliferare posti di lavoro.
L'intelligenza politica ed amministrativa sta nel collocarle dove diano il minor fastidio possibile all' ambiente e alla comunità e certamente ci rendiamo conto che non è certo in un'area a ridosso di un centro densamente abitato e di un fiume come il Marecchia che si possano collocare questi tipi di attività.

Quando si parla di area stoccaggio e lavorazione rifiuti inoltre si intende un po' di tutto, non si parla solo di carta, plastica o vetro, ma può essere liberamente interpretato per giustificare un' area compostaggio quella cioè in cui viene fatto confluire il rifiuto organico, di un inceneritore visto che ce n'è già uno nella zona sud della Provincia non sia mai che a qualcuno venga in mente di reputare necessario averne uno per l'area a nord e che dire delle aree stoccaggio eternit che tempo fa qualcuno aveva provato a far realizzare a Sogliano senza riuscirvi e per le quali forse si cerca ancora una location?

Le frazioni di San Michele e Sant' Andrea hanno già dato! Qualunque sia il tipo di rifiuto trattato questo non ci arriverà col tele trasporto, ma tramite l' auto trasporto.

Non possiamo accettare che qui come in qualsiasi altra frazione si realizzi questo tipo di attività.

Riconvertire quell'area significa ricercare progetti forti ed economicamente convenienti, ma che non creino problemi alla comunità.

Cordiali saluti,

Loris Dall'Acqua Santarcangelo

sabato 23 giugno 2012

GOVERNO PARTECIPATO

Ricomincia il Governo Partecipato, una delle rarissime occasioni in cui Amati si concede al dialogo con la comunità bernese. Apprezziamo il fatto che finalmente siano state apportate quelle modifiche che da tempo chiedevamo: ogni singola proposta verrà dibattuta in consiglio e ai cittadini verrà data la possibilità di intervenire anche in consiglio comunale che per l'occasione sarà aperto alla partecipazione attiva del pubblico più o meno quello che accadeva quando c'era il Bilancio Partecipato e il cittadino avrà quindi modo di conoscere anche le motivazioni dell'accoglimento o meno della propria proposta.
Tutto questo l'avevamo proposto tramite una mozione che andava a migliorare il governo partecipato, mozione "regolarmente" bocciata dalla maggioranza. Ma che modo di fare politica è questo? Come si può bocciare una proposta dell'avversario politico, per poi raccoglierne il contenuto quasi integralmente?

Un modus operandi che non ci appartiene e che ci è difficile anche comprendere! Sembrerebbe ci sia la volontà di segnare un risultato in consiglio a qualsiasi costo, ma è questa la politica che piace al Pd? Bocciare tutto quel che propone l'opposizione ed imporre le proprie linee a colpi di maggioranza? Non sarebbe meglio guardare il contenuto.

Poteva essere approvato da mesi il nuovo regolamento invece si è dovuto provvedere solo ora a una settimana dall'inizio del Governo Partecipato e con una delibera di giunta e non di consiglio.

Finalmente inserita la tappa di Sant' Andrea da sempre dimenticata anche se il luogo scelto non è certo il migliore trattandosi di un ambulatorio mentre sarebbe stata meglio la piazzetta di via delle Ginestre, nuove location che ci auguriamo siano ben segnalate alla cittadinanza visto che sono piuttosto inusuali Invitiamo i cittadini a partecipare, si comincia venerdì 29 alle 21 presso l'ambulatorio infermieristico comunale sito in via Paganini, 1/L, partecipate facendo proposte e a chiedendo delucidazioni su servizi e soprattutto disservizi.


Francesca D'Amico Pdl Poggio Berni

venerdì 22 giugno 2012

EX BUZZI: SAPPIAMO COSA VUOL DIRE "GRUPPO"?

La Voce 23-06-12

Assessore Paganelli, forse c'è un' incomprensione di fondo sul concetto di "gruppo".
Al primo incontro in cui è stata presentata questa seconda fase dei forum (giovedì 31 maggio) le chiesi espressamente di spiegare la scheda della proposta che ci era stata consegnata assieme al materiale esplicativo dei forum. Lei se non ricordo male, affermò che non era una scheda da compilare dai singoli partecipanti, ma era una sorta di fac-simile di quello che si sarebbe dovuto fare per ogni proposta che sarebbe stata discussa dal forum, altrimenti non sarebbe stato un lavoro di gruppo, ma un insieme di proposte singole.

Il diverbio che abbiamo avuto nasce quando difendo appunto lo spirito di gruppo ritenendo opportuno che ci si esprimesse sull'essere pro o contro l'area stoccaggio e lavorazione rifiuti (la proposta di un gruppo e quella di un singolo non supportata dal gruppo sono due cose diverse).

Nessun problema Assessore! Il percorso partecipativo prevede che la giunta si esprima in merito e allora vedremo come giudicherà le due proposte visto che dovrà giustamente motivare la scelta.

L'assessore forse martedì non si è reso conto che ad ogni nostro intervento ha preso parola per esprimere un giudizio su quello che avevamo detto e lo ha fatto sia con me che con altri addirittura senza lasciarci terminare l'intervento, sarebbero questi i forum cittadini? L' assessore non dovrebbe attendere la conclusione dei forum per esprimersi?

Altra questione importante riguarda il materiale che dovrebbe essere consegnato ai partecipanti al forum: il famigerato documento del comitato E' Fabrech, che evidentemente non è gradito all'assessore, durante uno degli incontri dei forum, è stato consegnato a Razzani chiedendo espressamente di metterlo agli atti quale contributo. Se ogni contributo anche cartaceo deve essere discusso dal gruppo come mai questo non è mai stato girato a noi partecipanti?

Altro documento che alcuni partecipanti hanno richiesto era il piano di dismissione il quale è stato girato solo ai richiedenti e non a tutti i partecipanti. Per quale motivo solo una parte del materiale viene girata a noi partecipanti?

In un gruppo, ciò che si chiede mi sembra sottinteso vada concesso a tutti, ma evidentemente non abbiamo lo stesso concetto della parola gruppo.


Loris Dall' Acqua

lunedì 18 giugno 2012

SI PROMUOVE FESTA PD e si DIMENTICA il MULINO

La Voce 19-06-12
Il Corriere 19-06-12

Se le risorse scarseggiano occorre afferrare al volo tutte le occasioni che passano continuamente sotto gli occhi. L'amministrazione ogni estate mette in campo diversi eventi salvo poi non avere la forza o la voglia o la capacità o l'energia per promuoverli.
Come ogni estate in riviera vengono distribuite diverse riviste che promuovono gli eventi della costa e dell'entroterra ed è un peccato che l'amministrazione bernese non sia stata in grado di sfruttare occasioni come queste che per l'ente sono a costo zero o che le abbia sprecate inviando materiale scadente o incompleto.

In questi giorni è in distribuzione la bellissima rivista "Tra mare e colline" una guida distribuita in tutta la costa e non solo in cui sono pubblicizzati tutti i comuni della Provincia di Rimini e San Marino ove sono messi in rilievo le eccellenze, i monumenti, i luoghi da vedere e gli eventi da non perdere. Da anni Poggio Berni ha una pagina a disposizione ed è con delusione e rabbia che possiamo notare che l'occasione sia stata sfruttata malissimo. Nessuna descrizione di quello che offre Poggio Berni ai turisti, solo il calendario del Teatro Aperto dimenticando di menzionare tutte le altre bellezze e i restanti eventi del territorio. La cosa più assurda è la completa dimenticanza del Mulino Sapignoli che non è stato nemmeno menzionato e ciò significa che non solo non viene pubblicizzato il museo ma nemmeno gli spettacoli organizzati al Mulino sono quindi stati menzionati e non godranno di quella pubblicità, una vergogna visto che i costi di gestione del mulino ammontano a svariate decine di migliaia di euro all' anno.

Chi godrà invece di quella pubblicità è la Festa Democratica festa del PD che invece essendo nel calendario degli eventi al teatro è in calendario.

Sul turismo siamo purtroppo spettatori inermi di una inarrestabile caduta verso il basso, ora che ci sono strutture in grado di attrarre turistiche nemmeno ricorda di averle.


Pdl Poggio Berni

sabato 16 giugno 2012

UNIONE A 11 poi a 12: ci divertiamo a dare i numeri?

Il Pd deve incassare il placet di 11 consigli comunali al fine di instaurare un tavolo di lavoro sull' ipotesi di Unione a 11, ma se dall' incontro con l'Assessore Saliera, svoltosi lo scorso lunedì alla Rocca a Verucchio si parla già di un' Unione a 12 che senso ha che il Pd ci faccia perdere del tempo quando le idee chiare non le hanno nemmeno loro?
A questo punto, mi chiedo che senso e che valore abbiano gli O.d.g. già approvati. Con l'ipotesi di Unione a 12 anzichè 11 non sarebbe forse tutto da rifare? Forse meglio che prima il Pd faccia un po' di chiarezza con la Regione.

L'ambito ideale su cui si deve ragionare è ovviamente quello della Valmarecchia compresa Bellaria, ma credo che per tanti motivi sia più congeniale che in questo ambito si sviluppino due Unioni: l'attuale Unione a 4 valutando l'eventuale estensione verso il mare con Bellaria, così come la Comunità Montana a 7 dell' Alta Valmarecchia dovrebbe invece valutare un'estensione verso l'eventuale ingresso di nuovi comuni che attendono il passaggio di Regione. Due Unioni distinte tra le quali si valutino ipotesi di convenzioni o gestioni in forma associata a 12, due unioni all'interno delle quali si valutino nel medio o lungo termine anche ipotesi di fusioni tra comuni.

Bellaria Igea Marina è senza se e senza ma la spiaggia della Valmarecchia, sul turismo siamo in forte ritardo e stiamo pagando per anni ed anni di egoismi e scaramucce.

Indipendentemente dal tipo di legame esistente tra i comuni si dovrebbe cominciare da subito a programmare il turismo in sinergia coinvolgendo tutti e 12 i comuni costruendo una rete più ampia. Nell' Unione a 4, sul turismo abbiamo assistito al fallimento della gestione associata in quanto le deleghe affidate all'Unione sono state restituite ai singoli comuni, vista l' incapacità di organizzarsi in 4 quella a 11 o 12 sarà senz'altro un' impresa titanica ma sono più che mai convinto che occorra intraprenderla.

Se Santarcangelo, Verucchio, Poggio Berni e Torriana non sono stati in grado di gestire insieme il turismo, ne a provvedere ad una calendarizzazione degli eventi mi chiedo: come possono solo pensare di alzare lo sguardo al di sopra dell'attuale Unione a 4?


Loris Dall'Acqua Pdl

martedì 12 giugno 2012

STORIA OSPEDALE A. FRANCHINI

Il corriere 15-06-12

In una prospettiva di riordino territoriale e di contenimento della spesa pubblica, sotto la scure passa anche la sanità, si tagli sulla classe dirigente, si tagli sui servizi cosiddetti di "back office", quelli burocratici, ma senza bisogno alcuno di toccare nè i servizi che gli ospedali offrono già, nè i posti letto.
I piccoli ospedali sono da tempo sulla graticola, un' incertezza che crea angoscia nei cittadini timorosi di perdere quanto finora garantito loro dal servizio sanitario. Riorganizzare i piccoli ospedali prevedendo per ognuno una sola specializzazione per la quale essi diventino punti di eccellenza e dotati dei migliori macchinari, mentre le altre specializzazioni eccelleranno in altri ospedali è assolutamente condivisibile.

Occorrerebbe però stabilire una gamma di funzioni e servizi di base che dovranno essere comunque garantiti in ogni plesso ospedaliero in quanto le ragioni economiche non possono essere l'unico criterio di misurazione della convenienza a mantenere o meno alcuni reparti, così come sarà necessario tener presente anche le diverse difficoltà e caratteristiche del territorio ad esempio nelle aree montane occorrerà una sensibilità maggiore.

La Regione sembra stia cercando il più possibile di concentrare la maggior parte dei servizi nei grandi ospedali a discapito di quelli piccoli. L'ospedale di Rimini è stato infatti potenziato a scapito proprio dei piccoli ospedali , per la TAC al Franchini a Santarcangelo l' Asl non aveva messo in preventivo alcuna spesa per la sua sostituzione, la secca risposta è stata che se la volevamo, dovevamo pagarcela noi. L' unica possibilità di sopravvivenza per i piccoli è quella della specializzazione e per Santarcangelo si parla di farne un'eccellenza per la chirurgia alla mammella,possiamo fidarci?

Il problema è che qui si innesca il percorso senza fine verso il depotenziamento. Senologia si affermerà probabilmente a scapito di chirurgia, già sembra che si provveda al dirottamento verso Rimini di buona parte degli interventi, se cala il numero degli interventi potrebbero non ritenere più conveniente il mantenimento del reparto a Santarcangelo e si propenderà per la chiusura di chirurgia generale e se rimarrà solo la chirurgia alla mammella non potremo che aspettarci che da un momento all' altro ci vengano a dire che se deve restare solo la chirurgia alla mammella tanto vale spostare l'equipe a Rimini.

La comunità santarcangiolese e non solo hanno già in passato dato prova di forte attaccamento all' ospedale a Santarcangelo. Decenni fa fù Rosa Lazzarini, una benefattrice nata a Borghi e quindi trasferitasi a Poggio Berni che con le sue donazioni contribuì alla realizzazione del reparto di chirurgia per il quale chiese in cambio, che i cittadini di Poggio Berni iscritti nelle liste di povertà fossero, curati gratuitamente dalla struttura.

Fu poi l'amministrazione clementina a salvare l'ospedale dalla chiusura negli anni '80. All'epoca tutti i piccoli ospedali erano a rischio chiusura, sotto la scure caddero infatti gli ospedali di Verucchio e quello di Savignano solo per citare gli esempi più vicini a noi. L'ospedale da quel che mi è stato raccontato si salvò perchè l'amministrazione mise l'Asl di fronte al fatto compiuto realizzando il nuovo plesso ospedaliero per cui, di fronte a tale investimento, fu costretta a mantenerlo aperto. Quale futuro per l'ospedale a Santarcangelo?

Quando si comincia a depotenziare non si sa mai fino a quando ci si spinga.

Le parole di Tonini direttore dell' Asl non mi rassicurano, occorre tenere gli occhi aperti, le generazioni passate hanno saputo tutelare l'ospedale Achille Franchini, noi non possiamo essere da meno.


Loris Dall'Acqua Santarcangelo

GNASSI E MONTI

La voce 12-06-12

GNASSI E MONTI
L'Imu è solo una goccia in quel mare di tasse che piomberà sul groppone dei riminesi. Non solo Imu, il salasso a Rimini si chiama anche parcheggio, ma sarà a settembre che si preannunciano novità poco gradite per turisti e residenti, a settembre infatti è già stata annunciata l'introduzione dell'imposta di soggiorno mentre pare che le rette degli asili subiranno un aumento di un 10 % .
Gnassi non potrà trincerarsi dietro ad un populistico "mancano i soldi" perchè ha appena aumentato le spese per gli uffici e per lo staff quando invece avrebbe dovuto cercare di contenere la spesa pubblica. Purtroppo abbiamo anche capito dove ha deciso di prenderli.

Credevo che peggio di Monti non ci fosse nessuno, invece pare che Gnassi lo stia abbondantemente superando.

Cordiali saluti,


Loris Dall' Acqua


A PROPOSITO DI SCUOLA




COMUNICATO STAMPA



LOMBARDI(PDL):” l’anno scorso a scuola non si poteva fare nulla perché il Governo tagliava, quest’anno Monti non ha fatto niente di più ma  i laboratori e le gite si sono fatte senza problemi”





Giunti al termine dell’anno scolastico, vorrei che i genitori e gli alunni di questa regione, ripensassero a quanto è stato fatto in termini di laboratori, visite a musei o gite scolastiche.



Credo tutti possano riconoscere che nel corso dell’annata appena conclusa, si sia ristabilita quella normalità di eventi che era invece stata traumaticamente interrotta o fortemente contratta nel corso del 2010/2011.



Ma cosa è accaduto?

Il Governo dei tecnici ha allargato i cordoni della borsa?

La scuola ha goduto di finanziamenti aggiuntivi rispetto al passato?



Niente di tutto questo. Anzi nel corso di quest’anno in alcuni casi sono aumentati i sacrifici per genitori studenti e professori, ma siccome non c’è più il Governo Berlusconi ed il Ministro Gelmini, tutto va bene.



I sacrifici richiesti sono accettati con compostezza, le varie attività si fanno in maniera “sobria” ma si fanno, le lamentele di gran parte dei professori “politicizzati” sono scomparse nel nulla.



L’esito finale è che la strumentalità di certe proteste è finalmente svelata all’opinione pubblica, e per fare lotta politica ad un Ministro e ad un Governo liberalmente eletto, si sono danneggiati i ragazzi a cui sono state negata alcune attività che, con un pò più di buona volontà, come quest’anno, si potevano fare anche l’anno scorso.

domenica 10 giugno 2012

MERCATO A POGGIO BERNI

       L' amministrazione bernese ha finalmente riconosciuto la necessità di
creare un' area per il mercato ambulante questo infatti quanto deliberato nell'
ultimo consiglio dell' Unione dei comuni del 2011 che ne ha competenza, ci pare ovvio che però l'input e le linee guida siano state espresse dal nostro comune, e quando c'è di mezzo
l'amministrazione bernese, purtroppo, non possiamo che constatare che non si ricerca mai la soluzione migliore.
Il comune di Poggio Berni avrà un area mercatale con pochissimi banchi mentre era stata avanzata anche un'altra proposta di mercato più articolata, alcuni ambulanti avevano abbozzato un' idea di mercato per Poggio Berni che consisteva in almeno una dozzina di banchi e molto ben assortiti tra loro, comprendeva infatti una giusta mescolanza di generi sia alimentari che non e di qualità, proponendosi agli avventori in maniera completa, una proposta che avrebbe valorizzato e non penalizzato le attività commerciali in sede fissa.
Una proposta più completa e che avrebbe portato maggiori introiti alle casse comunali visto il pagamento del suolo pubblico avrebbe riguardato un maggior numero di banchi. Per quali motivi quella proposta non ha trovato accoglimento? Per quale motivo non è stato presentato preventivamente il progetto che è stato approvato in Unione, al consiglio comunale di Poggio Berni, al fine di raccogliere eventuali suggerimenti?

Siamo lieti che l'amministrazione abbia deciso di dar vita ad un mercato visto che la posizione iniziale di Amati era invece contraria, peccato non si sia voluto accogliere proposte più complete.

 PDL POGGIO BERNI




venerdì 8 giugno 2012

A PROPOSITO DI FOGNE

COMUNICATO STAMPA
LOMBARDI(PDL): “Il Comune ha rischiato di perdere un importante finanziamento regionale sulle fogne. Speriamo che abbia imparato la lezione per il futuro”.

La burocrazia pubblica ed il rimpallo di responsabilità tra Hera ed il Comune di Rimini hanno messo a rischio il finanziamento regionale per il primo stralcio dei “Lavori di risanamento fognario ISOLA”, relativi appunto alla zona Isola e ed al risanamento igienico sanitario del Parco Marecchia e del Porto Canale. Si fa un gran parlare delle ataviche problematiche del sistema fognario riminese frutto di incapacità e sottovalutazione delle varie amministrazioni di sinistra che hanno governato Rimini e  molti si domandano come tali colpevoli ritardi si siano accumulati.

La lettura di una recente Delibera della Giunta regionale, (548/2012) può essere illuminante per capire come vengono affrontati questi problemi dal Comune di Rimini.

Nel febbraio del 2010 la Giunta regionale approva un progetto di risanamento ambientale e disinquinamento denominato “Risanamento Fognario isola - primo Stralcio” per un importo complessivo di 5.900.000 euro a cui concede un finanziamento regionale di 1.100.000 euro. Per non perdere il finanziamento regionale, i lavori dovevano iniziare entro l’8 febbraio 2011 e concludersi entro l’8 febbraio 2015.

Già nel dicembre 2010 il Comune di Rimini fa presente alla Regione che non sarà in grado di rispettare il termine iniziale perché non ha i pareri necessari, non sarà in grado di approvare il progetto esecutivo e quindi non riuscirà a fare l’appalto ed aggiudicare i lavori entro l’8 febbraio 2011. Ci potremmo attardare ad individuare le colpe, sta di fatto che su un tema così importante come le fogne ed il risanamento ambientale di una parte determinante del nostro territorio pregiato, il Comune non è in grado di rispettare i tempi e rischia di perdere il finanziamento.

A questo punto ci si raccomanda in Regione (mi piacerebbe sapere come sarebbe andata a finire se il Comune in questione fosse stato Bellaria, Saludecio, Coriano, Talamello o Casteldelci) e la Regione, quella stessa Regione che il Sindaco Gnassi accusa di essere “matrigna” in maniera molto paziente, accompagna per mano l’Amministrazione riminese verso la possibilità, del tutto eccezionale, di una proroga dei termini.

Infine, in data 7 maggio, la Giunta regionale concede una proroga al Comune salvando 1.100.000 euro di finanziamenti che avrebbero messo a rischio l’intero investimento. Ora entro il 30 giugno il Comune deve essere in grado di aggiudicare i lavori altrimenti tutto è perduto.

Speriamo bene! E soprattutto speriamo che per gli altri interventi, ben più consistenti, alla rete fognaria ed agli scarichi a mare, l’attività del Comune e di Hera sia più precisa e più rispettosa delle regole perché non si può sempre contare sulla benevolenza di una Regione “compagna”.

OSPEDALE A NOVAFELTRIA


COMUNICAT STAMPA

LOMBARDI (PDL): Riaprire il laboratorio di analisi dell’ospedale di Novafeltria.



Riaprire il laboratorio di analisi dell’ospedale di Novafeltria. E’ quanto chiede il Consigliere Regionale Marco Lombardi (PDL) con una interrogazione depositata oggi in Assemblea Legislativa. Con la chiusura - nel maggio scorso - del laboratorio di analisi dell’Ospedale di Novafeltria infatti, tutti gli esami esterni vengono inviati al nuovo maxi-centro unificato di area vasta di Pieve Sistina (Cesena) non senza problemi: rileva infatti Lombardi che il nuovo sistema, si presenta altamente deficitario ed inefficiente sotto numerosi aspetti.



Innanzitutto - rileva l’azzurro di via A.Moro - i pazienti in terapia anticoagulante orale (tempi di quick) che in precedenza potevano disporre dei risultati degli esami già nella stessa mattinata, ora sono “costretti” a ritirarli solo dopo le ore 17.00 dal medico di base (sempreché questi sia presente in ambulatorio e non vi siano problemi di collegamento con il software gestionale) ovvero, in assenza di questi, non prima delle ore 12.00 del giorno seguente (coloro che poi effettuano il prelievo il sabato, dovranno peraltro attendere la tarda mattinata del lunedì successivo per averne l’esito).



Ed a causa di tale prolungamento dei tempi lo stesso paziente dovrà ritardare l’assunzione del farmaco fino a che non avrà conosciuto il valore del proprio PT e che eventuali valori “alterati” - prima comunicati tempestivamente in mattinata -  al medico curante, oggi vengono comunicati via fax dal centro di Pieve Sistina non prima delle 17.00 al Laboratorio di Novafeltria che dovrà poi contattare il medico di base (non sempre presente in ambulatorio a quell’ora di pomeriggio) oppure direttamente al paziente con il rischio che questi prenda una decisione inappropriata in ordine al dosaggio della terapia.



Ma vi sono altri, numerosi, problemi che costringono ad una seria riflessione in ordine alle criticità del sistema: gli esami da ripetere per “motivi tecnici” non vengono comunicati al paziente che se ne accorge solo al momento del ritiro; l’impossibilità di procedere ad esami da effettuare con estrema tempestività quali ad esempio gli emocromi per valori bassi di emoglobina etc. La stessa qualità dei risultati desta profonde perplessità atteso che le provette, arrivano a destinazione al laboratorio di Pieve Sistina dopo 6-8 ore dal momento del prelievo mentre vi sono esami che – per converso – devono essere eseguiti al massimo entro 4 ore (esami della coagulazione come il PT, glicemie etc.).



E proprio in ragione di tutto ciò Lombardi interroga la Giunta regionale per conoscere “come intenda ovviare alle problematiche evidenziate e se non ritenga preferibile, per il bene dei cittadini di Novafeltria e della popolazione dell’Alta Valmarecchia in generale, ripristinare il servizio, sicuramente più efficiente, garantito dal laboratorio di analisi dell’ospedale di Novafeltria, almeno per quanto concerne gli esami di base (tempi di quick, emocromi etc.) e pochi esami di chimica clinica (glicemia, creatinina, sodio e potassio)”.

mercoledì 6 giugno 2012

FINANZA PUBBLICA

PRESENTAZIONE DEL RAPPORTO 2012 SUL COORDINAMENTO

DELLA FINANZA PUBBLICA

Luigi MAZZILLO

Presidente di coordinamento delle

Sezioni riunite in sede di controllo

Camera dei Deputati

Sala della Lupa

5 giugno 2012

2

1.

Gli andamenti di finanza pubblica del 2011, come già quelli del 2010, sono

rivelatori del grado di efficacia della disciplina di bilancio. In virtù di riduzioni di spesa

superiori alle attese, l’indebitamento è sceso lo scorso anno al 3,9 per cento del Pil,

rispettando pienamente gli obiettivi fissati a inizio d’anno.

Al contempo, i risultati del 2011 riflettono le difficoltà in cui si dibatte la gestione

della finanza pubblica in un contesto di sostanziale assenza di crescita: il gettito fiscale è

rimasto al di sotto delle previsioni, penalizzato dalla mancata ripresa dell’economia - un

fenomeno non occasionale, ma destinato, purtroppo, a protrarsi probabilmente per anni,

dal momento che il vuoto di prodotto apertosi in ragione della crisi finanziaria non potrà

essere facilmente ed in breve tempo colmato. Né, sotto questo profilo, può rassicurare la

constatazione che l’emergenza abbia costretto, nel corso del 2011, ad orientare la

manovra di finanza pubblica quasi esclusivamente sul lato delle entrate.

Sono così esplose le contraddizioni che accompagnano l’attuazione della politica

di bilancio. Da una parte, l’efficacia delle misure di contenimento delle spese, che nei

fatti si rivelano più stringenti di quanto sembri essere percepito dall’opinione pubblica

nazionale e, soprattutto, internazionale; dall’altra parte, una dinamica di crescita

asfittica, che rende difficile migliorare e consolidare i risultati concretamente realizzati.

Come venir fuori da questo circolo vizioso? In tante autorevoli sedi la soluzione

forte è stata individuata anzitutto nella ripresa, senza ulteriori indugi, del cammino verso

la costruzione di un effettivo stato federale europeo. Non possiamo, tuttavia, limitarci a

confidare che le necessarie scelte in questa direzione vengano compiute. E naturalmente

adoperandoci perché ciò effettivamente accada. Dobbiamo fare ciò che ci spetta, senza

fare troppo affidamento né sulla saggezza, né sulla lungimiranza altrui.

Anche per meglio orientarsi su ciò che si può e che conviene fare, la Corte ha

ritenuto utile redigere il rapporto che oggi presentiamo e che contiene un’analisi

aggiornata, e per quanto possibile puntuale ed articolata, degli andamenti di finanza

pubblica, da leggersi in chiave di indicatori del grado di efficacia degli strumenti di

disciplina di bilancio finora adottati.

2.

Ho anticipato che le riduzioni di spesa sono state superiori alle attese. La

riduzione riguarda lo Stato, così come le Amministrazioni locali. Al netto degli interessi

e dei trasferimenti alle amministrazioni locali, nel biennio 2010-2011 le spese nominali

dello Stato risultano diminuite di quasi il 6 per cento, a fronte di un aumento del loro

tasso medio annuo di circa il 6 per cento durante l’intero arco degli anni 2000.

Richiamo altri indicatori - anch’essi incoraggianti - di maggior dettaglio. Nel solo

2011, la spesa primaria risulta inferiore di quasi 4 miliardi al livello previsto in sede di

DEF nell’aprile 2010. Sempre nel 2011, le retribuzioni corrisposte dalle

amministrazioni pubbliche si collocano ben 13 miliardi al di sotto delle previsioni

avanzate all’inizio della legislatura. Nel triennio 2009-2011, la stretta impressa agli

acquisti di beni e servizi dei ministeri si è tradotta in una riduzione complessiva degli

impegni di bilancio dello Stato di oltre l’8 per cento, nonostante che, negli ultimi

quattro anni, siano state regolate posizioni debitorie pregresse per un ammontare di oltre

3,5 miliardi.

Sono risultati che evidenziano l’efficacia dell’insieme delle numerose misure

adottate per il controllo della dinamica della spesa, ma che vanno, tuttavia, letti

evidenziandone la composizione del tutto sbilanciata, posto che ad una riduzione di

3

meno del 3 per cento delle spese primarie correnti fa riscontro la caduta del 26 per cento

di quelle in conto capitale, con un taglio dei contributi alle imprese nel biennio 2010-11

nettamente superiore al 50 per cento.

3.

Sia pure di poco, migliore delle attese nel consuntivo del 2011 è stato anche il

contributo degli Enti territoriali: il disavanzo si è arrestato allo 0,3 per cento del Pil

rispetto allo 0,5 per cento previsto. Per il secondo anno consecutivo si sono ridotte le

uscite complessive. Un andamento, questo, dovuto ancora alla caduta della spesa in

conto capitale, ma anche ad una flessione dell’1,2 per cento della spesa corrente. La

prima, dalla metà degli anni novanta. Un dato di rilievo, se solo si considera che tra il

2005 e il 2010 si era registrato un aumento medio del 3,3 per cento, ben al di sopra del

tasso di crescita medio del prodotto. Un risultato, peraltro, prevalentemente indotto dal

progressivo ridimensionamento delle risorse disponibili per gli enti locali.

Nonostante la crisi, le misure di consolidamento fiscale hanno quindi consentito di

contenere il contributo degli enti territoriali al disavanzo complessivo della PA sui

livelli previsti a inizio legislatura. Pagando, tuttavia, un prezzo in termini di

dequalificazione della spesa e di un aumento della pressione fiscale locale.

Gli strumenti di coordinamento applicati alle Amministrazioni locali si segnalano

anche per alcuni fondamentali “aspetti evolutivi”, che ne stanno migliorando la

“qualità”. E’ questo sicuramente il caso dell’introduzione di meccanismi di

compensazione regionale, che, oltre ad aver reso più sostenibili gli obiettivi dei singoli

enti, hanno avuto un effetto positivo sul livello dei pagamenti in conto capitale: pur

nella generale flessione degli investimenti pubblici, gli enti che hanno ottenuto spazi

aggiuntivi di saldo dal Patto regionale (oltre il 60 per cento degli enti locali monitorati)

espongono standard di pagamenti di spesa in conto capitale più elevati e riescono a

contenere la caduta rispetto ai livelli 2010 (-3,8 per cento) in misura più significativa dei

restanti enti (-9,2).

Per assicurare prospettive di sviluppo allo strumento del Patto regionale, andranno

tuttavia affrontati e risolti alcuni problemi che vanno dal potenziamento dei meccanismi

decentrati di controllo e di sanzione/penalizzazione, al coordinamento con il nuovo

meccanismo del Patto nazionale orizzontale ed all’affinamento di un sistema di garanzie

tra livelli di governo.

4.

Anche la gestione della spesa sanitaria ha presentato, nel 2011, risultati migliori

delle attese. A consuntivo, le uscite complessive (112 miliardi) sono state inferiori di

oltre 2,9 miliardi al dato previsto. Per la prima volta, la spesa sanitaria ha ridotto, seppur

lievemente, la sua incidenza in termini di Pil, scendendo dal 7,3 per cento del 2010 al

7,1. Si sono ridotte di un ulteriore 28 per cento le perdite prodotte dal sistema. Un

risultato frutto, soprattutto, della riduzione dei costi registrata per alcune regioni in

piano di rientro.

Nonostante i progressi evidenti nei risultati economici, il settore sanitario

continua, tuttavia, a presentare fenomeni di inappropriatezza organizzativa e gestionale

che opportunamente ne fanno un ricorrente oggetto di attenzione ai fini dei programmi

di tagli di spesa.

Senza, però, dover per questo ricominciare daccapo e rinunciare alla

valorizzazione ed allo sviluppo dei percorsi di rientro che sono stati positivamente

4

sperimentati in questi anni, seppur non senza contraddizioni e criticità, evidenziate dai

frequenti episodi di corruzione a danno della collettività che continuano ad essere

denunciati nel settore. Importanti miglioramenti nei risultati economici e recuperi di

governance
sono stati resi possibili dalla riorganizzazione degli assetti organizzativi

regionali, a loro volta indotti dai progressi compiuti nella definizione di standard nei

budget e da una sempre più accurata informazione sulla gestione e sulle prestazioni rese

dalle strutture di assistenza. Le analisi sviluppate sull’assistenza ospedaliera, sul

personale, sull’assistenza extra-ospedaliera, sull’emergenza-urgenza e sull’assistenza

territoriale consentono di definire modalità di valutazione delle performance gestionali,

che diventano elemento ordinario (e quindi non occasionale) di valutazione del settore.

Gli ulteriori interventi devono, quindi, essere definiti ed attuati in modo da non

indebolire un sistema di governance di cui è stata avviata la costruzione e che si è

rivelato l’elemento, ad un tempo più strategico e più fragile, nel percorso di riequilibrio

del settore.

Il meccanismo di responsabilizzazione, previsto dai Patti della Salute che si sono

succeduti negli anni, ha posto a carico delle collettività locali la copertura dei disavanzi

derivanti da una spesa superiore ai livelli programmati. Lo sforzo richiesto in termini di

ticket
e/o incremento del prelievo fiscale oltre a quello base (specie, ma non solo, nelle

regioni in squilibrio strutturale) è cresciuto nell’ultimo anno di quasi il 6 per cento.

Mentre si dovrà mirare a ridurre le differenze a livello territoriale non giustificate - ed è

il caso prevalente - dalla diversa qualità del servizio offerto, per poter ottenere risultati

significativi in termini di ulteriore riduzione della spesa sanitaria sarà necessario

incidere sul livello di spesa anche delle regioni in equilibrio che, seppur in dimensione

inferiore a quelle in rientro, presentano livelli di inappropriatezza ancora riassorbibili e

meccanismi di acquisizione di beni e servizi sicuramente migliorabili.

5.

Nel guardare ai possibili sviluppi della politica di bilancio, non si può ignorare

che il risultato ottenuto in termini di spesa si è accompagnato, specie negli enti locali, ad

una crescente fragilità ed a pratiche tendenti ad attenuare gli effetti immediati delle

misure di contenimento, con il rischio in alcuni casi di spostare in avanti il necessario

riequilibrio strutturale.

L’esame e la verifica dei bilanci degli enti territoriali, condotto dalle Sezioni

regionali di controllo, hanno confermato quanto emerso negli anni scorsi in merito

all’incremento delle situazioni di “sofferenza finanziaria” ed alla presenza di fenomeni

contabili che possono celare situazioni di squilibrio finanziario: alcuni Enti hanno

dichiarato il dissesto ed altri hanno avviato percorsi di risanamento monitorati anche

dalla locale Sezione della Corte.

Nell’attività di controllo sono emerse criticità nell’osservanza della disciplina del

Patto di stabilità interno. Da segnalare, fra l’altro, l’utilizzo di meccanismi contrattuali

elusivi del rispetto dei limiti al ricorso al debito, ma anche: l’esistenza di significative

situazioni di squilibrio di bilancio evidenziate da risultati negativi della gestione di

competenza e di quella corrente; il crescente ricorso ad anticipazioni di tesoreria, in

alcuni casi senza soluzione di continuità tra un esercizio e l’altro; il mancato

contenimento di alcune particolari tipologie di spesa (principalmente in materia di

personale, ma anche di incarichi esterni e di rappresentanza).

6.

5

Tali criticità non sono estranee anche alla forte diffusione dell’utilizzo, da parte

degli enti locali, di organismi societari per la gestione di servizi e per l’esercizio di

attività pubbliche.

Secondo la banca dati della Corte (che non comprende tutte le regioni a statuto

speciale), sono oltre 5.000 gli organismi partecipati (aziende, consorzi, fondazioni,

istituzioni, società) nei 7.200 enti locali censiti. Si tratta, in gran parte, di organismi

costituiti in forme societarie, di cui quasi la metà operante nel settore delle
local

utilities
. Le società hanno in media circa 80 addetti; gli organismi non societari 30.

Oltre un terzo delle società rilevate ha chiuso in perdita uno degli esercizi compresi nel

triennio 2008/2010. Nella grande maggioranza dei casi, le società hanno avuto

l’affidamento diretto (per un valore della produzione di quasi 25 miliardi), indice che la

gestione è solo formalmente attribuita ad un soggetto esterno, considerato il rapporto

organico che esiste tra ente affidante e società
in house.

A tali soggetti è riferibile un indebitamento consistente (quasi 34 miliardi), in

crescita nell’ultimo triennio di oltre l’11 per cento. Una connotazione non sempre

necessariamente negativa, visto che nei servizi
capital intensive (acqua, rifiuti, energia,

gas) l’infrastruttura può rappresentare gran parte dei costi del servizio, ma fa assumere

maggior rilievo alla necessità di mantenere la società in equilibrio economicofinanziario,

in modo da assicurarne la sostenibilità.

Non si deve, infine, trascurare che la mancata previsione di vincoli posti al debito

delle società partecipate può aver favorito forme di abuso dello strumento societario per

ricorrere a finanziamenti non consentiti alle amministrazioni di riferimento.

Resta in ogni caso l’esigenza – peraltro riconosciuta dal quadro normativo vigente

- di un progressivo e consistente ritrarsi del fenomeno partecipativo, soprattutto dai

settori che non rappresentano servizi di interesse generale, dove maggiormente si

concentrano performance negative. Oltre il 60 per cento delle società sono partecipate

da enti sotto i 30.000 abitanti: ciò può bastare a comprendere come la revisione del

perimetro dell’intervento pubblico sia un’operazione necessaria, non solo ai fini di

riduzione della spesa, ma anche a quelli di efficientamento dell’azione pubblica.

7.

Il 2011 segna una discontinuità nella gestione delle politiche di bilancio della XVI

legislatura. Al suo inizio, nel giugno del 2008, la correzione dei conti pubblici veniva

proiettata su un orizzonte pluriennale, assumendo che il pareggio di bilancio potesse

essere conseguito già nel 2011. A conclusione di questo percorso, sul 2011 si sono

concentrate riduzioni discrezionali di spesa per quasi 35 miliardi, mentre le maggiori

entrate programmate sono rimaste nell’ordine degli 11 miliardi. La concentrazione degli

interventi dal lato della spesa ha comportato la necessità del ricorso a stringenti

strumenti di coordinamento, dal momento che, al netto degli interessi e delle prestazioni

previdenziali, alle Amministrazioni locali faceva capo poco meno del 60 per cento delle

uscite complessive del bilancio pubblico.

Riconoscere la sostanziale efficacia dei meccanismi adottati per il controllo sulla

spesa ad ogni livello di governo non può, tuttavia, far ignorare che il profilo di sicurezza

immaginato per i conti pubblici è venuto meno a seguito della crisi finanziaria globale,

che ha precipitato l’intera economia occidentale nella recessione più profonda

sperimentata dopo gli anni Trenta. I fatti dispiegatisi nel corso del 2011 hanno

ulteriormente spinto il ribaltamento in peggio delle prospettive. Nel corso dell’estate,

anche a seguito dell’intenzione espressa dalle Autorità europee di estendere ed inasprire

6

le procedure di sorveglianza alle dinamiche del debito, esplodeva sui mercati finanziari

una crisi di fiducia sul debito sovrano di alcuni paesi europei, fra cui anche l’Italia.

In queste condizioni, la logica emergenziale ha ripreso inevitabilmente il

sopravvento, imprimendo una direzione diversa alla manovra di finanza pubblica: gli

interventi correttivi decisi nell’estate presentano la caratteristica evidente di concentrarsi

sulle entrate, a cui è legato il reperimento di oltre i due terzi delle maggiori risorse di

bilancio. A dicembre, il nuovo governo rafforzava le dimensioni dell’intervento

correttivo, aggiungendo misure integrative di correzione e confermando il ricorso

prevalente alla leva tributaria per l’intero orizzonte programmatico.

La scelta di accentuare la manovra dal lato delle entrate risponde, evidentemente,

all’esigenza di assicurare il pareggio di bilancio già nel 2013, in un contesto reso più

difficile dalla crisi finanziaria e dai rischi circa la sostenibilità del debito dei paesi

europei più esposti. Nei fatti, l’aumento discrezionale della pressione fiscale contrasta la

caduta del gettito provocata dalla perdita permanente di prodotto.

La controindicazione di questa scelta, già richiamata dalla Corte in altre occasioni,

sta negli impulsi recessivi - del resto riconosciuti e quantificati nello stesso DEF 2012-

2015 – che una maggiore imposizione trasmette all’economia reale, dunque nel rischio

che un ulteriore rallentamento dell’economia allontani il conseguimento degli stessi

obiettivi di gettito.

8.

Il pericolo di un avvitamento deve essere attentamente monitorato, disinnescando

il circolo vizioso in cui si potrebbe rimanere intrappolati. Occorre incidere sui fattori

che bloccano la crescita, per recuperare, ma solo grazie a maggiori incrementi del Pil, il

gettito mancante.

L’originale intonazione redistributiva, recepita nel disegno di legge delega per la

riforma fiscale ed assistenziale del luglio 2011, ha potuto trovare solo una parziale

attuazione nel Dl n. 201/2011 di fine anno, nella misura in cui l’aumento impositivo che

ha investito consumi e patrimoni si è tradotto in una riduzione molto limitata del

prelievo sui redditi da lavoro e d’impresa.

Il 2011 ci ha così consegnato la realtà di un sistema impositivo ancora distante dal

modello europeo: segnato dalla coesistenza di un’elevata pressione fiscale e di un

elevatissimo tasso di evasione. Si è riusciti a ridurre (imposizione sui consumi), e, sotto

altro profilo, ad invertire (imposizione sul patrimonio), il differenziale negativo

evidenziato dal nostro paese, senza poter tuttavia, intaccare, in misura decisiva, il

differenziale in eccesso nella pressione fiscale complessiva, in generale, e nella

tassazione dei redditi da lavoro e di impresa, in particolare.

Completare il percorso di adeguamento al
benchmark europeo è essenziale per

aprire prospettive di crescita, ma non appare né facile né semplice. Tanto per le

dimensioni dello sforzo da richiedere alla finanza pubblica – 50 miliardi secondo i

calcoli della Corte - quanto per i limitati spazi di copertura disponibili, nella

considerazione che il settore impositivo naturalmente deputato (il prelievo sui consumi)

risulta già prenotato da un aumento a tempo delle aliquote IVA. Anch’esso, peraltro,

potenzialmente gravido di controindicazioni sul piano economico e sociale.

Sostanzialmente esauriti i margini finora offerti dalle entrate volontarie, a

cominciare da quelle per giochi, e dall’efficientamento dell’attività di riscossione, si

rafforzano, pertanto, le ragioni per puntare sulla soluzione dell’ampliamento della base

imponibile, assegnando alla lotta all’evasione ed all’elusione ed al ridimensionamento

7

dell’erosione il compito di assicurare margini consistenti per riequilibrare il sistema di

prelievo almeno in parte conciliando rigore, equità e crescita.

Resta naturalmente fermo che l’opzione di fondo da perseguire non può che essere

quella di una consistente riduzione della spesa corrente – sia primaria che per interessi

sul debito. Riduzione della spesa primaria da ottenersi attraverso la reingegnerizzazione

dei processi amministrativi, il ridisegno organizzativo delle PP.AA. e la redelimitazione

dei confini del pubblico, ma anche innovando nelle modalità di

erogazione dei servizi amministrativi, prevedendone - quando economicamente

giustificato e tecnicamente fattibile - una gestione autonoma ed autofinanziata.

Parallelamente, ed analogamente a quanto è già stato fatto per le imposte, andrebbe

anticipata l’attuazione del federalismo fiscale anche per quanto riguarda l’adozione dei

costi standard.

Le nostre simulazioni sulle implicazioni delle nuove regole europee in materia di

riduzione del rapporto debito/PIL e di pareggio di bilancio dimostrano che si può

disegnare un percorso ad un tempo di rigore e di ripresa della crescita: se nel 2015 si

conseguirà, come previsto dal DEF, un rapporto debito/PIL di 114,4, a partire dal 2016

basterebbe una crescita nominale dello stesso PIL di appena il 2 per cento perché il

mantenimento del pareggio di bilancio possa di per se assicurare il conseguimento

dell’obiettivo di riduzione del debito secondo il ritmo prescritto dalle nuove regole.

A patto, tuttavia, di generare e mantenere per un ventennio, dal 2016 al 2036, un

saldo primario in lenta diminuzione dal 5,5 a poco più del 3 per cento, nel caso di

un’ipotesi di crescita prudenziale, ma comunque non minimale. L’obiettivo è arduo,

benché non impossibile da raggiungere, se si tiene conto che anche nell’ipotesi più

ottimistica fatta propria dalla Corte per questo esercizio il tasso di crescita supererebbe

di poco l’1 per cento medio annuo in termini reali. Tutto diventerebbe più facile con il

concretizzarsi di una crescita più elevata. Alla quale vanno, quindi, prioritariamente

finalizzati – a tutti i livelli – sforzi, energie, risorse.

E’ un percorso che può essere facilitato riprendendo, con convinzione e

continuità, il processo volto a realizzare un abbattimento significativo del debito,

attraverso la dismissione di quote importanti del patrimonio oggi in mano pubblica. Con

soluzioni operative che – anche per evitare il rischio di svendite – partano

dall’identificare dimensioni, condizioni e responsabilità organizzative e gestionali.

LM/05/06/2012 9.12

lunedì 4 giugno 2012

NOTTE ROSA

Il Corriere di Rimini 05-06-12

Ci siamo indignati per la parata del 2 giugno, non per la parata militare in se, ma per quella sobrietà annunciata e puntualmente tradita visto il mega cenone con oltre 2000 invitati che si è tenuto a Roma, ma noi riminesi che indignati che faremo per la Notte Rosa?
Si fa presto a dire agli altri cosa fare, si chiede sobrietà per i terremotati, tra un mese i terremotati saranno ancora nell'emergenza e tra poche settimane la costa accenderà i fari sulla Notte Rosa.

La vita continua, the show must go on, ma non possiamo dimenticare che questo terremoto ci tocca da vicino più di tanti altri. Una notte all'insegna della solidarietà e della raccolta fondi, magari rimodulata al fine di valorizzare maggiormente arte e cultura piuttosto che incentrata sul puro divertimento.

Che notte rosa sarà quella del 2012?

Cordiali saluti,


Loris Dall'Acqua Poggio Berni

venerdì 1 giugno 2012

UNIONE A 11 interviene PDL TORRIANA

Quanto fatto in consiglio da Pdl Torriana:
L’UNIONE A 11

Il progetto dell’Unione a 11 che, da diversi mesi a questa parte, si sta portando avanti è, da parte nostra, fonte di molti dubbi e i motivi di avversione a tale progetto sono parecchi:

1. Mancato confronto con le opposizioni
A nostro avviso, ricercare una condivisione, non significa semplicemente portare un odg in consiglio. Fare insieme significa individuare un bisogno, in questo caso quello di gestire alcuni servizi in forma associata, e su questo valutare e ragionare insieme su quale sia la forma migliore tra i modelli possibili, alla luce anche di recenti norme legislative, quali la gestione in forma associata, l'Unione, la comunità montana, il comune unico. Inoltre, non sono stati organizzati incontri pubblici nei 4 comuni in cui dibattere sul futuro amministrativo della Valle del Marecchia; incontri in cui ne venissero spiegate le alternative di sviluppo, contestualizzandole alla nostra valle, al fine di valutarne pregi e difetti di ciascuna e di raccogliere eventuali proposte da parte dei cittadini.

2. Valutare la reale convenienza della gestione in forma associata
Da noi pare non essersi concretizzata nessuna reale convenienza e che essa sia rimasta solo una pura utopia. Dalle richieste di accesso agli atti fatte sulla polizia di vallata, è emerso che i costi, anziché diminuire, sono addirittura aumentati. Alla luce di questo, ci chiediamo, quindi, come l’Unione a 11 potrebbe dimostrarsi ancora più efficiente di quella attuale.

3. Patto di stabilità
L'unione, sebbene anche durante l’incontro con l’assessore Saliera venisse escluso, è un aiuto per eludere il patto di stabilità e sorpassare il limite imposto delle assunzioni, col risultato di ritrovarsi con un numero di dipendenti in continua crescita.

4. Scadenze
Si è parlato, inoltre, di scadenze istituzionali sulla gestione in forma associata dei servizi. In Valmarecchia si stanno comunque già gestendo i servizi in forma associata con l' Unione a 4 e La Comunità Montana a 7. A nostro avviso, questa soluzione è già valida, non comprendiamo, quindi, la necessità e l’urgenza di dare vita ad un’Unione a 11.

5. Vastità e particolarità del territorio
Un’Unione a 11 diverrebbe un territorio troppo vasto che vigili e altri dovrebbero conoscere in maniera dettagliata, così come dovrebbero conoscere regolamenti diversi; inoltre, l'alta Valmarecchia ha criticità legate alla montagna che i paesi di pianura nemmeno conoscono e c'è il rischio che quelli di pianura abbiano più peso decisionale degli altri.

6. Rappresentatività delle forze politiche e della democrazia
Infine, cosa veramente importante, l’Unione è divenuta una struttura sovra-comunale alla quale si stanno delegando sempre più servizi e, quindi, sempre più potere decisionale, togliendolo di fatto ai singoli comuni, ai quali rimarrà solo una mera rappresentanza di facciata. Inoltre, essendo un ente di secondo grado, non viene eletto direttamente dai cittadini. È vero che i consiglieri sono nominati dai singoli consigli comunali, ma una gestione di tale potere, senza un controllo diretto e, soprattutto, una scelta che vengono dal basso, è per noi un serio pericolo per la tenuta e la rappresentanza democratica.

Queste le motivazioni e i dubbi per i quali chiediamo al proponente di ritirare questo odg e di considerare l’ipotesi di dare vita ad un tavolo tecnico-politico, organizzato a livello sovra comunale ed in maniera bipartisan, cioè che veda la partecipazione delle forze di maggioranza ed opposizione, per studiare insieme e seriamente la soluzione migliore.
Diversamente, il nostro voto sarà contrario.