LOMBARDI (PDL) SULLA PROVINCIA UNICA DELLA ROMAGNA
Non sono voluto intervenire sino
ad ora sul tema, in primo luogo perché fino a ieri la normativa sulla
abolizione o accorpamento delle province era in piena evoluzione ed in secondo
luogo perché una parte importante del percorso istituzionale previsto, passerà
anche dalla Commissione Regionale che presiedo, e quindi non volevo in alcun
modo strumentalizzare questo ruolo.
Oggi però la vicenda è andata talmente avanti che ritengo opportuno
in ogni caso contribuire in qualche modo al dibattito.
Innanzi tutto noi addetti ai
lavori, e mi riferisco alla politica ma anche alle associazioni di categoria,
ai sindacati ed in genere agli “opinion leader” della società civile, non
dovremmo alimentare aspettative esagerate nell’opinione pubblica perché alla
resa dei conti verranno smentite dai fatti ed oggi non ci possiamo permettere
di continuare ad illudere la gente.
Una riforma istituzionale della
nostra Repubblica era indispensabile, ogni risparmio nel funzionamento dello
Stato è utile e tagliare qualche costo della politica è quanto mai opportuno, però la gente deve
sapere che domani mattina l’abolizione o l’accorpamento delle province
procurerà in Italia un risparmio di circa 50 milioni di euro e non di miliardi
di euro come spesso si sente dire e la Provincia unica comporterà semplicemente
un risparmio per Consiglieri,Assessori e Presidenti, di circa 900.000 euro.
Fatta questa premessa, veniamo
all’accorpamento delle tre province romagnole.
Intanto va detto che
l’accorpamento non è obbligatorio, perché potremmo anche portare la necessità
dei tagli alle estreme conseguenze e pensare che nel caso nostro le province
potrebbero essere semplicemente abolite senza necessità di alcun accorpamento.
Se viceversa si accede
all’ipotesi di accorpamento, che comunque costerà più della completa
abolizione, questo a mio avviso avrà un senso solo a determinate condizioni.
La Provincia unica non potrà che
chiamarsi Romagna per ragioni storiche culturali ed anche per dare un primo
riconoscimento a coloro che da decenni sostengono la peculiarità della Romagna.
La Provincia unica dovrà ricevere
ulteriori competenze dalla Regione oltre a quelle previste dallo Stato perché è
bene ricordare che il decreto del Governo non poteva ovviamente decidere per le
competenze regionali in virtù delle prerogative previste dalla riforma del
titolo V della Costituzione.
Dico questo perché mantenere in
piedi una provincia per le misere competenze in tema di ambiente, trasporti e
viabilità, potrebbe veramente prestarsi alla critica di ulteriore inutilità
visto che queste competenze potrebbero
essere svolte da autorità od agenzie già presenti.
La Regione Emilia-Romagna ha
invece una lunga tradizione di deleghe trasferite alle province e quindi
dovremo ridiscutere l’allocazione di tali deleghe valutando caso per caso i
motivi di opportunità e convenienza.
Altro tema delicato è quello
delle partecipazioni societarie che mi sembra semplicistico liquidare pensando
a fusioni o di trasferirle tout court alla nuova Provincia unica.
Resta infine
il tema di tutte le articolazioni dello Stato oggi su base provinciale.
Questure, Prefetture e tutti gli
altri enti periferici dovranno essere ripensate in base alle reali esigenze del
territorio e non potranno essere semplicemente “abolite” in maniera sobria e
fredda come solo i professori sanno fare.
Gli esimi professori, del Governo
Monti, sembra poi che abbiano sottovalutato il problema della elezione degli
organi provinciali.
Se, come è previsto oggi, saranno
enti di secondo grado cioè eletti dai consigli comunali, l’attuale provincia di
Rimini(27 Comuni) sarà sovrarappresentata e l'attuale provincia di Ravenna (18
Comuni) sottorappresentata, il che non sarebbe negativo, soprattutto se il nuovo
capoluogo fosse Ravenna.
In ogni caso, è istituzionalmente
problematico dare competenze regolatorie ad un ente che deve regolare chi lo
elegge.
Nel caso di elezione diretta
degli organi provinciali, oggi esclusa, l'architettura istituzionale sarebbe
più corretta, ma la rappresentanza della attuale provincia di Rimini sarebbe
frustrata dai numeri della sua popolazione.
Come si può notare la carne al
fuoco è molta, il processo però è
inarrestabile e quindi non si può resistere in maniera ottusa ma bisogna
pensare al modo di governarlo al meglio
per quanto di nostra competenza. In questa ottica sull’argomento mi iscrivo al
“partito” dei riformisti e non a quello dei “conservatori”.

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